Nata a Napoli, con tante domande per rompere le scatole ai genitori (“E perché? E perché? E perché?”) e con la passione per il bello, dopo aver seguito per anni la corrente umanistica “abbasso la matematica” sono passata dagli studi classici alla facoltà di Scienze Chimiche, seguendo un contorto ragionamento che non sto qui a sviscerare.

Dopo un duro impatto con la scienza, ho compreso quanto in realtà l’amassi, anche per le risposte alle infinite domande di cui sopra.

Finalmente laureata, dopo una illuminante esperienza di tesi all’estero, passo due anni nel campo della ricerca oncologica, per poi approdare (si spera?) nell’ambito farmaceutico.

Quando non impegnata a barcamenarmi tra le scadenze, potrete sicuramente trovarmi:

  1. con un gatto;
  2. con una birra;
  3. in piscina o in montagna;
  4. alle prese con il mio hobby preferito “cambiare hobby ogni due mesi”.

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La chimica della settima arte 2.0 – ovvero la pellicola di Ghostbuster

Per fortuna la seconda puntata sulla chimica del cinema non si è fatta attendere troppo a lungo come un sequel di un film! Oggi proseguiamo con la scoperta della parte forse più affascinante: come si può catturare e fissare per sempre un’immagine su un nastro? Silvia ci spiega come la chimica abbia dato tutti gli strumenti necessari per compiere questa piccola magia. Ah, piccolo spoiler: c’è del fantasmagorico!

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La chimica della Settima Arte

C’è da preparare i pop-corn e accomodarsi sul divano? Beh, se volete… Anche se noi consigliamo camice e guanti! La settima arte cela in sé una buona dose di chimica, la quale ha sì dato il supporto necessario alla nascita e al consolidamento del cinema come forma d’arte, ma ha dato pure qualche grattacapo. In tre puntate raccontiamo la chimica che sta alla base della pellicola, lo storico supporto della settima arte. Abbandoniamo quindi per un po’ i set cinematografici e le poltrone del cinema: la nostra Silvia ci accompagna in laboratorio!

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