Ridateci le tenebre
[di Aaron Crowe da Flickr]

È sera.
Stanchi di stare tra quattro mura, decidete di uscire e fare una passeggiata per le vie della vostra città.
Quindi, aprite la porta di casa, scendete nella vostra via e… Vi ritrovate in pieno giorno.

No, non è l’inizio di un romanzo con salti temporali e stranezze varie.
È la realtà.

Una realtà che, magari, ormai ci sembra normale: lampioni che illuminano la strada a giorno, insegne luminose lampeggianti, negozi e alcuni uffici con le luci accese, i fari delle auto… Ma immaginate di trasportare nel nostro tempo una persona dell’antica Roma, ad esempio.

Ai suoi occhi tutto risulterebbe fantascientifico, straniante, innaturale. 

Proprio quest’ultima parola, “innaturale”, è quella che descrive alla perfezione lo stato attuale delle nostre città di sera.

Per millenni l’uomo – e tutte le altre specie – sono state abituate alla giornata, vista come l’alternanza di un periodo di luce, dedicato alle attività da svolgere, e un periodo di buio, dedicato al riposo, alla tranquillità.

E ora, tutto d’un tratto, puff… La notte diventa un’appendice del giorno, illuminata da luci artificiali.

In questi ultimi anni ha attirato molta attenzione la questione ambientale, soprattutto legata all’inquinamento prodotto da auto e fabbriche, all’effetto serra, all’eccessiva produzione di rifiuti.

Ma si è sentito parlare molto meno di un altro tipo di inquinamento, che magari non ha effetti così evidenti ai nostri occhi come quelli sopra citati: l’inquinamento luminoso.

Molto spesso, questo problema è emerso in servizi che riguardavano l’osservazione del cielo, in quanto le luci artificiali “oscurano” parzialmente la luce di alcuni corpi celesti. 

Da qui l’esigenza di costruire osservatori astronomici in luoghi sempre più isolati, addirittura sulle cime dei monti, dove le luci artificiali non sono così invadenti.

Tuttavia, l’inquinamento luminoso non solo rovina le nostre osservazioni della volta celeste, ma ha anche conseguenze più gravi, a volte letali.

In questo articolo ne vedremo alcune e alcuni possibili rimedi.

Ma, prima di entrare nel vivo, vediamo cosa si intende esattamente con l’espressione “inquinamento luminoso”.

Già, perché nessuno nega l’utilità e la comodità di avere un po’ di luce nelle ore notturne, sia che questa serva per svolgere alcune attività, sia che illumini una semplice passeggiata per strada.

L’International Dark Sky Association (IDA) definisce come inquinamento luminoso l’uso inappropriato o eccessivo di luce artificiale.

Se volessimo ricondurlo a un nostro modo di dire, questo sarebbe “il troppo stroppia”.

Inoltre, l’IDA propone un elenco di fattori che rientrano nell’inquinamento luminoso:

  • il bagliore, ossia l’eccessiva luminosità che affatica la vista;
  • l’illuminazione del cielo notturno in aree disabitate;
  • luci che raggiungono zone dove questa non è necessaria o voluta;
  • l’eccessivo raggruppamento di sorgenti luminose in alcune zone.

Come potete vedere, sono tutti fattori che con piccoli accorgimenti e con sorgenti luminose costruite in modo intelligente potrebbero essere ridotti, se non addirittura eliminati.

Una strada illuminata a giorno, con le luci degli edifici e lampioni che diffondono la luce in ampie zone. Tutto questo crea problemi a molti animali e alla salute dell’uomo
[da Pikist]

Se magari per noi, apparentemente, i benefici dell’avere città piene di luci alla sera superano di gran lunga le possibili conseguenze negative, lo stesso non vale per gli animali.

Molti uccelli cacciano sfruttando la luce notturna della luna e delle stelle. La presenza di luoghi estremamente illuminati li confonde: ogni anno si contano milioni di uccelli morti sulle strade delle nostre città a causa di impatti con le pareti di edifici illuminati.

Non solo la caccia, ma anche la migrazione dei volatili è compromessa a causa dell’inquinamento luminoso. 

Uno dei fattori su cui si basa la migrazione è la durata del giorno.
Con le città perennemente illuminate, gli uccelli faticano a capire quando sia il momento giusto per iniziare la migrazione, rischiando così di lasciarsi scappare le condizioni ideali per la nidificazione e altre attività.

Se abitate in campagna e avete vicino a voi un fossato, molto probabilmente nelle serate estive vi sarà capitato di udire le rane gracidare.

Questo comportamento fa parte del rituale con cui questi anfibi si accoppiano e si riproducono. In assenza dell’oscurità della notte, anche tale rituale viene compromesso e la riproduzione subisce un calo.

Tra gli animali maggiormente colpiti dall’inquinamento luminoso troviamo le tartarughe di mare

Queste depongono le loro uova sulle coste di mari e oceani. Quando si schiudono la notte, i piccoli di tartaruga seguono la luce della Luna che si riflette sull’acqua per raggiungere il mare.

Ma, se accanto al mare si trovano zone turistiche con ristoranti, locali e vie illuminate, le tartarughe sono confuse e può capitare che prendano la direzione opposta, spingendosi verso l’interno della città, mettendo a rischio la loro vita a causa della disidratazione ed essendo delle facili prede per i predatori.

Ma veniamo all’animale che ha provocato l’inquinamento luminoso: l’uomo.

Anche se magari non ce ne accorgiamo, la presenza continua di luce durante tutta la giornata mette a rischio la nostra salute.

Numerosi studi sono stati condotti sulla correlazione tra una continua esposizione alla luce artificiale durante le ore notturne e l’insorgenza di alcune malattie, quali obesità, diabete, depressione, problemi del sonno e alcuni tipi di cancro.

L’uomo, come gli altri esseri viventi, ha basato per migliaia di anni la sua giornata sull’alternanza di periodi di luce e periodi di buio.

Le reazioni biochimiche che avvengono nel nostro corpo sono la conseguenza evolutiva di questi stili di vita antichi.

Ad esempio, la produzione di melatonina avviene prevalentemente dopo il tramonto, quando la luce diminuisce.

Questo ormone gioca un ruolo fondamentale nel nostro corpo, regolando i cicli sonno-veglia, abbassando i livelli di colesterolo, aumentando la leptina, un ormone che riduce la sensazione di appetito e svolgendo numerose altre funzioni.

Di conseguenza, estendendo l’esposizione alla luce anche alle ore notturne, la produzione di melatonina è inibita, aumentando così il rischio di insorgenza delle patologie elencate prima.

Come anticipato nell’introduzione, tutto questo spesso si potrebbe risolvere con un piano di illuminazione delle città oculato e con piccole attenzioni da parte di tutti noi. 

Alcune soluzioni proposte dall’IDA sono:

  • uso di LED a temperature più basse;
  • installazione di illuminazione intelligente, con sensori di movimento e/o timers;
  • Lampioni che non diffondano la luce in tutte le direzioni, ma illuminino solamente le zone interessate;
  • Spegnere PC e smartphones almeno un’ora prima di andare a dormire;
  • Mettere tende scure alle finestre delle abitazioni;
  • Banalmente, spegnere le luci quando non sono necessarie.

Tutte queste soluzioni sono molto semplici, poco costose e aiutano non solo l’ambiente e la nostra salute, ma anche il nostro portafoglio. 

Cosa si può chiedere di più?

Andrea Marangoni
Laurea Magistrale in Fisica con una tesi sui dischi circumstellari presso l’Università degli Studi di Padova.
Appassionato di scienza fin da bambino, tifoso della Juventus, nel tempo libero mi piace dedicarmi all’attività fisica. 
“I’m just a mad man in a box”.

Fonti:

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