Perché “sprecare” soldi per le missioni spaziali?

Prima risolviamo i problemi sulla Terra e poi pensiamo a sprecare soldi per andare su un altro pianeta!”

Questa è l’affermazione che spesso si sente quando il risultato di una missione spaziale viene presentato al grande pubblico.

Ma la realtà è diversa: sono numerose le innovazioni ottenute che, con i dovuti accorgimenti, vengono utilizzate nella vita di tutti i giorni, oppure porteranno benefici in futuro. Per questo le missioni spaziali hanno una ricaduta sulla vita quotidiana di tutti, anche di chi non le apprezza! 

[di Skeeze, Pixabay]

Nel 1970 il direttore scientifico della NASA, Ernst Stuhlinger, rispondendo ad una simile questione, illustrava come si potessero ottenere importanti risultati nella soluzione di problemi tecnici non da un approccio diretto, ma “tramite obiettivi più grandi e ambiziosi che portano a una maggiore motivazione per l’innovazione, che spingono l’immaginazione oltre e fanno sì che gli uomini diano il loro meglio”. 

Così, da un obiettivo più grande si può ottenere un risultato specifico.
Lo scopo di questo e di altri articoli sarà, quindi, spiegare i motivi ed i risultati ottenuti da questi esperimenti.

Una prima risposta è appunto la depurazione e il riutilizzo dell’acqua. Per dirla con Paolo Nespoli, astronauta italiano che è stato ben tre volte sulla ISS, il problema non è tanto l’idea che in un certo senso devi bere la tua stessa pipì; è che ti rendi conto che devi berti anche quella di tutti gli altri.

Attualmente, sulla ISS ci sono due sistemi di depurazione dell’acqua. Il primo, di derivazione russa, purifica l’acqua per uso sanitario ed il vapore acqueo prodotto dal respiro degli astronauti. Mentre il secondo, sviluppato dagli U.S.A. è il più curioso: si chiama URINE PROCESSOR ASSEMBLY (UPA): sì, è un distillatore di pipì!

Il sistema è composto da due unità principali. Nella prima si ottiene la “clean urine”, rimuovendo il sale, tramite distillazione ed un apposito filtro. Poi vengono aggiunte delle sostanze chimiche, che ne favoriscono la reazione all’interno del Water Processor Assembly, la seconda unità principale del sistema. Essa è composta principalmente da filtri, scambiatori di calore e separatori gas/liquido, i quali consentono di ottenere acqua potabile, disponibile per tutto l’equipaggio! Successivamente, tale sistema sarà migliorato nell’ambito dell’esperimento Capillary Structures.


Questa applicazione insieme ad altre, che illustreremo nei prossimi articoli, sono e saranno utili a tutti. Quindi, ricordate che quando uno scienziato affronta una missione spaziale… sta lavorando per noi!

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Gianluigi De Simone 
Ingegnere meccanico ma un po’ gestionale, laureato al Politecnico di Bari.  Appassionato di scienza e tecnologia, divoratore di libri e serie TV. “Ho smesso di discutere con la gente ‘informata’, quindi scrivo!”

Fonti:

  1.  Stuhlinger, “Perché esplorare lo Spazio?”, 1970
  2. blogs.esa.int.

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