Perché andare in terapia?
[di Wokandapix da Pixabay]

Per molto tempo ho ritenuto, a torto, la psicologia e le discipline affini come poco attendibili e quasi stregonesche.

Il pregiudizio negativo è stato consumato progressivamente dalla conoscenza dell’argomento. Ho iniziato con film e serie TV in cui venivano impiegate tecniche come il “profiling” del serial killer di turno, diventando così un grande appassionato de “Il silenzio degli innocenti“.

Dai gialli e polizieschi, sono passato a dei testi divulgativi degli esperti del settore, sempre adoperando l’approccio pragmatico e concreto del chimico quale sono.

Mi sono ricreduto perché ho trovato davvero giovamento dalle informazioni che sono riuscito a trarre dai libri: in particolare la pratica della meditazione ha davvero cambiato il mio modo di interagire con gli altri, ma soprattutto con me stesso.

Adoro la Scienza e riuscire a veicolare questa passione tramite la ricerca, la divulgazione e l’insegnamento mi eccita davvero tanto. Penso che chiunque abbia avuto un docente “squilibrato”, che ha instillato l’odio per una materia o che ha almeno turbato la propria serenità. Mi sono chiesto: “E se diventassi io un docente così? Sono davvero in grado di insegnare?“.

Ho acceso il PC ed ho cercato un terapeuta in zona. Preso appuntamento, mi reco nello studio e mi apre una donna solare a cui sorrido.

Iniziamo a parlare e, dopo le prime battute, le domande della dottoressa disossano la mia psiche, evidenziando le mie carenze ed i comportamenti disfunzionali.

Nel corso delle sedute successive, la dottoressa, con il suo fare simpatico ma professionale, è entrata nei miei problemi e mi ha lanciato degli spunti per delle possibili soluzioni.

Nello specifico il mio problema è l’ansia da controllo: in ogni istante pretendo di sapere e controllare ogni cosa.

Peccato che io non sia una divinità. Mi faccio venire dei mal di testa osceni, sono di cattivo umore se il mio “piano” fallisce e non mi godo il presente.

Pian piano, sia la terapia che la meditazione mi hanno aiutato a “lasciare andare”, cioè a smettere di tentare di controllare ciò che non posso controllare. In questo modo un profondo senso di tranquillità mi ha pervaso.

Sono finiti i problemi? Ma anche no.

Ma è cambiata l’interpretazione che do agli stessi. Si tratta di un percorso ancora lungo, ma citando Lao Tsu “Un viaggio di mille miglia comincia sempre con un solo passo“.

In terapia non vanno solo i matti, nel senso comune del termine. Anzi, chiedere aiuto è indispensabile per migliorare la propria esistenza.

Jonathan Campeggio

Dottorando Unipd in Chimica Teorica. Nerd appassionato di Judo, onnivoro sia nel cibo che nelle letture. Stay tuned!

  • Il miracolo della presenza mentale, Thich Nhat Hanh, Ubaldini Editore;
  • Quando il sesso diventa un problema, Giorgio Nardone e Matteo Rampin, TEA;
  • Serial Killer. Storie di ossessione omicida, Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, Mondadori.

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