Ossigeno dall’oceano
[di FotoshopTofs da Pixabay]

Quando pensiamo alla lotta all’inquinamento e alla produzione di ossigeno, la prima cosa che ci viene in mente sono le grandi foreste, piene di vegetazione, dominate da maestosi alberi.

A ragione veniamo bombardati da pubblicità di organizzazioni che si prefiggono come scopo la riforestazione di zone boschive incendiate o andate distrutte.

Tuttavia, pur essendo un elemento importantissimo dal punto di vista ecologico, le foreste (e gli alberi in generale) non costituiscono la totalità della produzione di ossigeno… Anzi!

Un contributo altrettanto, se non maggiormente, importante è dato da piccoli organismi di origine vegetale che non vivono sulla terra, bensì popolano le acque di mari e oceani: il fitoplancton.

Il termine è composto da due parole greche, phytόn (“pianta”) e planktόn (“vagabondo”) ed è di per sé esplicativo.

Si tratta, infatti, di organismi vegetali che vivono sulla superficie dell’acqua e, essendo incapaci di nuotare, si lasciano trasportare dalle correnti marine e oceaniche.

In base alle dimensioni si distinguono differenti tipi di plancton. Per quanto riguarda il fitoplancton, questo, tipicamente, ha dimensioni che variano da 0.2 μm (millesimi di millimetro) a 20 mm.

Essendo organismi vegetali, anche questi fanno la fotosintesi e, come le classiche piante terrestri, utilizzano anidride carbonica, acqua e luce solare per produrre sostanze nutritive e ossigeno. 

Come anticipato in precedenza, nonostante le piccole dimensioni, il fitoplancton dà un grosso contributo alla trasformazione di anidride carbonica in ossigeno.

Il fatto che il solo fitoplancton costituisca l’1% della biomassa globale fa sì che questo produca dal 50% all’80% dell’ossigeno presente in atmosfera.

La vita è nata nell’acqua: guardando a questi organismi da un punto di vista “storico”- evoluzionistico, essi possono essere considerati i precursori delle piante terrestri.

Infatti, mentre i fossili più antichi di piante sulla terra arrivano a 470 milioni di anni fa, sono stati invece ritrovati fossili di cianobatteri risalenti a 3.5 miliardi di anni fa.

Foto scattata dal satellite Aqua della NASA in cui
è possibile vedere una popolazione di fitoplancton. 
[NASA Earth Observatory]

Ma, proprio come per le piante terrestri, l’importanza del fitoplancton non si limita alla mera produzione di ossigeno.

Infatti, esso costituisce la base della catena alimentare negli ambienti acquatici: le creature erbivore acquatiche mangiano il fitoplancton, i pesci carnivori mangiano questi, e così via fino ai grandi predatori acquatici come gli squali, per arrivare infine all’uomo.

Capiamo allora quanto sia importante per tutti preservare questi piccoli, ma importantissimi, organismi.

Tuttavia, con le crescenti emissioni di gas serra e il conseguente riscaldamento globale, anche questi organismi sono in pericolo.

È stato infatti stimato che dal 1950, a causa del riscaldamento delle acque oceaniche, la quantità di fitoplancton si sia ridotta del 40%.

Inoltre, alcuni modelli matematici hanno messo in evidenza come un aumento della temperatura delle acque oceaniche di 6°C potrebbe alterare notevolmente il processo fotosintetico di questi organismi, la cui produzione netta di ossigeno si annullerebbe. Questo, infatti, porterebbe in primo luogo a una minore quantità di ossigeno nelle acque, con conseguente riduzione della fauna marina. 

Ma non solo!

Un  altro risvolto sarebbe una minore quantità di ossigeno in atmosfera e una maggior concentrazione di anidride carbonica.

Come abbiamo visto in questo periodo di riduzione degli spostamenti e delle nostre attività quotidiane, l’inquinamento è calato drasticamente e la Natura, in alcuni luoghi, è tornata a prendersi i suoi spazi.

Dobbiamo quindi restare fermi, immobili, chiusi in casa per sempre?

Assolutamente no!

È però necessario, in un’epoca come quella attuale, ricca di tecnologie e di scoperte scientifiche, investire nella ricerca, per trovare soluzioni compatibili con il nostro stile di vita e con l’ambiente.

E magari, perché no, dare anche noi il nostro piccolo contributo cercando di adottare abitudini “eco-friendly”.

Andrea Marangoni
Laurea Magistrale in Fisica con una tesi sui dischi circumstellari presso l’Università degli Studi di Padova.
Appassionato di scienza fin da bambino, tifoso della Juventus, nel tempo libero mi piace dedicarmi all’attività fisica. 
“I’m just a mad man in a box”.

Fonti:

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