L’omosessualità dipende dalla genetica? Maybe yes, surely not.

Why is it that, as a culture, we are more comfortable seeing two men holding guns than holding hands?

Ernest Gaines
[Per gentile concessione dell’autrice]

L’argomento che intendo trattare è uno dei più delicati che esistano a questo mondo. Per questo motivo ho deciso di utilizzare uno stile linguistico più tecnico del solito e di nascondermi dietro alla mia parte scientifica abituata a scrivere complicati articoli per riviste scientifiche. 

Non prendo questa decisione a cuor leggero. 

Ma credo che, data la delicatezza dell’argomento, sia necessario evitare coinvolgimenti personali e slogan e presentarvi le cose così come le ho studiate e approfondite. Siamo Barscienziati, del resto. 

Ebbene, oggi vorrei parlarvi di genetica e sessualità.

La genetica può determinare l’orientamento sessuale (o in questo caso omosessuale) di una persona? 

Risposta veloce: No. 

Risposta lunga: è complicato. 

Partiamo dall’inizio. Nel 2019 la rivista scientifica Science pubblica il più grande studio condotto fino ad oggi sulle basi genetiche della sessualità1. Lo studio conferma quanto era già stato anticipato da ricerche più modeste e cioè che (spoiler), mentre le preferenze sessuali sembrano avere una componente genetica, nessun singolo gene ha invece un effetto sul comportamento sessuale.

Ma in cosa consiste esattamente questo studio? I ricercatori hanno analizzato il genoma (DNA) di quasi 500mila uomini e donne, di origine britannica e di età compresa tra i 40 e 70 anni (dati contenuti nella U.K. Biobank), e di circa 70mila 51enni americani (dati forniti da 23andMe). Tramite un cosiddetto “genome-wide association study” (GWAS) i ricercatori hanno sondato i sopracitati genomi per trovare delle particolari variazioni a livello di DNA chiamati in gergo polimorfismi a singolo nucleotide (SNP). L’ipotesi è che se molte persone con una certa caratteristica condividono anche certi SNP, c’è la possibilità che quel SNP sia correlato in qualche modo a quella caratteristica. Ad esempio: se a me piace il tiramisù con i savoiardi mentre non riesco proprio a farmi piacere il tiramisù coi pavesini e altre mille persone con la stessa preferenza condividono con me un SNP, c’è la possibilità che la preferenza abbia basi genetiche.

Tornando allo studio in questione, i ricercatori hanno diviso i partecipanti in 1) chi ha avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso e 2) chi non ha mai avuto rapporti omosessuali. Successivamente hanno analizzato più di un milione di SNP e valutato se persone con SNP comuni condividessero anche le stesse abitudini sessuali. Hanno osservato che la genetica potrebbe spiegare l’8-25% delle variazioni del comportamento sessuale.

In un secondo tempo i ricercatori hanno esplorato una ipotetica associazione tra SNP e tendenze omosessuali, trovando cinque SNP in comune tra queste persone. Uno di questi è legato all’odore, che sappiamo essere importante per l’attrazione sessuale. Un altro è curiosamente associato alla calvizie, a sua volte influenzata da ormoni sessuali. Tuttavia questi cinque SNP insieme possono spiegare meno dell’1% delle variazioni del comportamento sessuale. Bisogna perciò fare molta attenzione a non utilizzare questi SNP per predire le preferenze sessuali di nessuna persona perché, concludono gli autori, nessun singolo gene ha effetto sulle tendenze sessuali e, quindi, non esiste un singolo gene responsabile dell’orientamento sessuale. Esistono molti piccoli effetti genetici che non sono misurabili. Per rifarmi all’esempio del tiramisù, non troverete con certezza nel mio DNA le prove della mia preferenza per quello con i savoiardi o quello coi pavesini.

Il take home message è che nell’uomo tutto è complicato, a maggior ragione la sessualità. E, soprattutto, che ci sono ancora moltissime cose che noi non conosciamo. I tratti comportamentali, tra cui l’orientamento sessuale, sono parzialmente genetici ma sono anche modellati in gran parte dall’ambiente e dalle esperienze del singolo individuo. E i diversi comportamenti sessuali sono una parte naturalissima della variazione umana. 

Uno dei ricercatori dello studio, Ben Neale, omosessuale dichiarato, afferma che: «Grazie alla scienza possiamo capire meglio chi siamo e non dovremmo avere paura della conoscenza». E soprattutto possiamo smentire non solo l’idea di un “gene dell’omosessualità” -e quindi l’ipotesi fantascientifica di poter usare l’ingegneria genetica per modificare l’orientamento sessuale- ma anche quella secondo cui l’omosessualità sarebbe una scelta e come tale sarebbe modificabile in seguito a terapie di conversione psicologica. Perché genetica ed ambiente sono due fattori imprescindibili nella formazione della persona.

Immagino che molti di voi stiano pensando che questo studio scientifico abbia qualche limitazione. Avete ragione: è costellato di limiti di generalizzazione. I ricercatori non hanno affrontato la spinosa questione dell’identità di genere perché nello studio non includono persone transgender, hanno analizzato solo genomi di individui con antenati europei e con un range di età limitato. Infine, come ho ripetuto molte volte in questo articolo, i fattori non genetici sono estremamente importanti. Anche se una persona ha quelle famose varianti geniche non significa necessariamente che avrà una determinata preferenza sessuale perché troppi sono i fattori che influenzano l’orientamento sessuale.

Potete trovare più informazioni su questo sito (l’unico prerequisito è quello di masticare un minimo l’inglese). I ricercatori infatti hanno collaborato con dei gruppi LGBTQ per creare un sito internet che spiegasse in maniera chiara i motivi alla base di questo studio e le conclusioni ottenute. In particolare il video che hanno realizzato è molto chiaro ed efficace, secondo il mio punto di vista.

E qui finisco ma non prima di avervi dato la mia personalissima conclusione. 

Che vi piaccia il tiramisù coi savoiardi o coi pavesini a me non cambia nulla. 

Certo, io continuerò a mangiare il tiramisù coi savoiardi. Ma lotterò SEMPRE affinché vi sia riconosciuto il diritto di poter mangiare quello coi pavesini. 

Silvia Achilli

Fonti:

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