Le piante ci salveranno?
[Di Free-Photos da Pixabay]

Ormai lo sappiamo fin dalla scuola elementare: le piante fanno la fotosintesi clorofilliana.

E sappiamo anche molto bene che questo processo chimico ci è amico, in quanto contribuisce all’assorbimento dell’anidride carbonica, uno dei più importanti gas serra.

Proprio per tale ragione, negli ultimi anni stanno crescendo le campagne di sensibilizzazione che incentivano a piantare alberi e a riforestare alcune zone.

Ma il solo piantare nuove piante risolverà tutti i nostri problemi? Abbiamo trovato la soluzione finale?

Purtroppo, per quanto io sia un amante del verde e della natura, devo essere sincero e dirvi che non è così.

Senz’altro la crescita di nuovi vegetali ci aiuta, ma dobbiamo tenere presenti alcune cose, che spesso si dimenticano.

Innanzitutto, è impensabile riempire intere regioni di vegetazione. Infatti, per crescere una pianta ha bisogno di due cose sostanzialmente: luce dal Sole e nutrienti dal sottosuolo.

Ora, se noi proviamo a stipare un numero elevato di piante in una certa regione, queste non riusciranno a svilupparsi, avendo a disposizione ciascuna solamente un ristretto quantitativo di risorse.

Una parziale soluzione a questo problema è offerto dalle “piante d’aria”, ben descritte in un precedente articolo. Si tratta di piante prive di radici, che assorbono i nutrienti di cui necessitano dall’aria.

Altro fattore di cui si deve tenere conto è che la quantità di anidride carbonica che una pianta può assorbire è limitata da vari fattori, tra cui la quantità di luce solare a disposizione e l’efficienza della foglia nell’assorbire la radiazione (questo fattore dipende a sua volta dall’area della foglia).

A tal proposito è anche importante notare che il tasso di assorbimento di anidride carbonica da parte di un ecosistema è molto basso confrontato con i livelli attuali di produzione di tale gas.

Inoltre, come tutti gli esseri viventi, anche le piante necessitano del processo di respirazione cellulare per vivere che, in breve, ha l’effetto opposto della fotosintesi, producendo anidride carbonica, emessa nell’ambiente.

Inoltre, mentre la fase di fotosintesi avviene solamente di giorno e nel periodo in cui le foglie sono verdi, il processo di respirazione cellulare avviene durante tutta la giornata e in tutte le stagioni.

Nonostante questo, fortunatamente per noi, il bilancio netto tra anidride carbonica emessa ed assorbita nei due processi dà come risultato un assorbimento complessivo. Il bilancio netto dipende da vari fattori, tra cui il tipo di pianta e l’ambiente in cui questa si trova.

Infine, ricordiamo che la riforestazione di una regione non porta con sé solamente nuovi vegetali, ma anche una popolazione di microbi che si cibano di piante morte e insetti, i quali contribuiscono al rilascio di sostanze organiche volatili nell’atmosfera.

Anche gli incendi cui sono soggette le aree boschive sono un fattore importante nel rilascio di gas serra in atmosfera (nonostante questi, a volte, costituiscano un nuovo punto di partenza per le foreste, come ben spiegato in questo articolo).

In conclusione, le piante sono sicuramente nostre amiche nel rallentamento del riscaldamento globale, ma è necessario tenere presente che, da sole, non possono salvarci.

Sono pertanto necessari, accanto a interventi di riforestazione di molte zone, uno sforzo collettivo e politiche mirate allo sviluppo di fonti di energia sostenibili e poco inquinanti.

Andrea Marangoni

Laurea Magistrale in Fisica con una tesi sui dischi circumstellari presso l’Università degli Studi di Padova.Appassionato di scienza fin da bambino, tifoso della Juventus, nel tempo libero mi piace dedicarmi all’attività fisica.“I’m just a mad man in a box”.

Fonti e approfondimenti:

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