La seccatura dei piatti
Ad esempio, questa!
[per gentile concessione dell’autore]

Se siete dei fanatici del cibo come me, sarete sicuramente d’accordo che il problema del preparare deliziose pietanze è che poi bisogna lavare le stoviglie. Può capitare però che il vostro arrosto preferito abbia incrostato talmente tanto la pentola che vi si stanno consumando le dita a forza di grattare con la spugna.

In questi inconvenienti culinari la chimica può essere di grande aiuto. 

La chimica dei detergenti è davvero molto interessante perché applica teorie e formulazioni anche molto complesse ad un problema apparentemente banale come la pulizia.  L’industria dei detergenti è un settore economico decisamente importante, a tal punto da avere un’associazione nazionale all’interno di Federchimica.

Oggi però vorrei parlarvi di qualche accorgimento domestico per risparmiare tempo e denaro nella pulizia della vostra padella preferita, magari dopo aver preparato un meraviglioso risotto. Da incurabile “braccino corto” adoro usare rimedi economici, ma allo stesso tempo amici dell’ambiente. In fondo, sono tirchio ma anche un bravo ragazzo, dai. Ridurre i consumi sia di acqua che di sapone nelle abitudini quotidiane è un ottimo modo di tutelare l’ambiente. 

Vi devo innanzitutto parlare della solubilità. Per solubilità si intende la massima quantità di sostanza che nelle condizioni di temperatura e pressione fornite si scioglie completamente in una data quantità di solvente. Il fatto di sciogliersi completamente significa che sul fondo del recipiente non resta nulla. 

Lo zucchero sul fondo della tazzina del vostro caffè bevuto al bar con amici, ad esempio, non si è sciolto del tutto.

Nel nostro sistema di studio il solvente è l’acqua e siamo interessati alla solubilità di solidi e liquidi, cioè i residui bruciati e oleosi sul fondo della padella. Nel caso di solidi e liquidi la variabile principale che influenza la solubilità è la temperatura e, salvo alcune eccezioni, la solubilità cresce all’aumentare della temperatura. 

Una prima soluzione al problema della pentola unta, quindi, è sicuramente usare dell’acqua bollente. 

Una soluzione ancora più ecologica è usare dell’acqua bollente di riciclo. Avete preparato delle magnifiche costine di maiale alla piastra e le avete accompagnate da un’insalata di patate. Ora però la piastra è unta come i capelli di Severus Piton. L’acqua con cui avete lessato le patate non gettatela: a fine pasto sarà ancora molto calda. Versatela sulla piastra e osserverete un miglioramento della situazione, parte del grasso viene via. Per casi drastici potete versare dell’acqua nella pentola da pulire e accendere il fuoco. 

Oltre all’aumento della temperatura, possiamo “barare”, modificando il sistema per aiutarci a pulire la padella. Ad esempio si può mettere nell’acqua bollente all’interno della padella della buccia di limone. Aiuterà la rimozione dell’unto. 

Ad esempio a me piace molto il sapore del limone, a tal punto di mangiarne degli spicchi durante i pasti o facendone delle limonate. Oltre ad avere un buon sapore, il limone è davvero molto utile. Le bucce… non gettatele! Come vi ho raccontato in precedenza, le bucce degli agrumi contengono limonene.. Si tratta di un idrocarburo molto usato come additivo nei prodotti per le pulizie sia per il profumo gradevole che per la sua efficacia sgrassante. 

Avete degli altri rimedi per pulire le vostre pentole e padelle e volete sapere come funzionano dal punto di vista scientifico?  Volete conoscere maggiori dettagli sulla solubilità, ? Commentate e ne scriveremo!  E bon appetit! 

Jonathan Campeggio

Fonti:
– Maurizio Bruschi, Stechiometria e Laboratorio di Chimica Generale, Pearson.

Questo articolo ha un commento

  1. Aceto e bicarbonato puliscono bene l’acciaio, vanno altrettanto bene con alluminio e antiaderenti? Ho sentito dire di no ma non so perché. Ci vuole l’aiuto di in chimico mi sa 🙂
    Grazie!

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