La poliomielite, un flagello che accompagna gli umani sin dall’antichità

Per parlarvi della poliomielite potrei partire dalla famosa stele egiziana (XVIII dinastia egizia, 1403 – 1365 a.C.) che raffigura una vittima della malattia.

Potrei elencarvi le diverse epidemie che colpirono Stati Uniti ed Europa, o quelle che tuttora affliggono alcuni paesi del Sud Est Asiatico o dell’Africa. Quello che voglio fare, invece, è raccontarvi la mia personale esperienza (indiretta), con la malattia.
Avevo quattro o cinque anni ed un giorno, in maniera curiosa e forse un poco impertinente, chiesi a mia madre perché lo zio zoppicasse di continuo.

Nato negli anni ’50, era il migliore amico di mio padre, uno di famiglia, un uomo con due enormi baffi e la voce roca per il fumo.

– Ma è caduto e si è fatto molto male? 

– No, da piccolo si è ammalato di polio. Scoprii allora che esisteva questo virus (il Poliovirus) che era in grado di infettare le persone tramite cibo e acqua contaminati o attraverso la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani.

– Lo zio è stato “fortunato”. Fa fatica ad utilizzare la gamba destra, ma per il resto sta bene. Tantissimi bambini sono morti dopo essersi ammalati di poliomielite.

Un polmone d’acciaio, aperto. Il paziente si sdraia nella macchina che, dopo la chiusura, sarà sottoposta all’azione meccanica delle pompe. La testa ne rimarrà fuori. [PHIL, Wikipedia]

Mi parlarono, tentando di spiegarmelo con parole semplici, di come la malattia poteva arrivare persino a paralizzare tutti i muscoli del corpo umano, anche quelli che vengono utilizzati per respirare.

Di come, inizialmente, rischiasse di essere confusa con una “semplice influenza”, visto che i primi sintomi sono febbre, nausea, stanchezza e dolori agli arti.

Mi dissero che rimanere paralizzati era un “caso raro” (infatti, solo l’1% dei pazienti affetti da poliomielite sviluppa paralisi muscolari), ma che, non per questo, bisognasse pensare alla poliomielite come ad una malattia di poco conto.

– Non ci sono medicine che ti possono guarire dalla polio, se ti ammali. L’unica speranza è che i genitori decidano di vaccinare i propri figli. Io mi sono ammalato un anno prima che qui in Italia arrivasse il vaccino, questo è il risultato.

Negli anni ho scoperto anche l’esistenza del “polmone d’acciaio”: un macchinario antenato dei moderni respiratori, a pressione negativa, il cui principale utilizzo fu quello di tenere in vita i malati di poliomielite, che, fino alla loro morte, dovevano viverci all’interno.

E ancora una volta bisogna prendere atto di come l’ondata di antivaccinismo odierno rischi di minare la sicurezza (ovvero la tutela della salute pubblica) che è stata ottenuta, negli anni e a fatica, grazie alle vaccinazioni di massa, facendo ricomparire lo spettro, oramai dimenticato, delle epidemie di poliomielite.

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Tilde
Laureata in Biologia della Salute all’Alma Mater Studiorum di Bologna, è una grande appassionata di viaggi, cinema, in particolare di thriller e horror, e fumetti. Ama molto il suo gatto e “schiacciare un pisolino” insieme a lui.

Fonti:

  1. https://en.wikipedia.org/wiki/Polio;
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Iron_lung;
  3. https://www.epicentro.iss.it/polio/.

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