La capanna degli stereotipi

Non avevo assolutamente idea di come iniziare questo articolo, ma Youtube e trucchi sono corsi in mio aiuto.

Grazie mondo, questa è la prova che non sai mai chi possa dare una mano alla scienza.

Veniamo al punto.

Giugno 2020: in barba al Coronavirus, in America scoppia la terza e devastante fase del “Dramageddon”. Shane Dawson e Jeffree Star – figure di spicco nel mondo di entertainment e make-up – ricevono pesanti accuse, fra le quali quella di razzismo.

(qui trovate un articolo che spiega brevemente l’intera questione)

Sì, lo so, mi unisco al coro di quelli che dicono che bisogna
prendere ad esempio i panda: bianchi, neri e asiatici.
[di Skeeze da Pixabay]

Ma Tilde, cosa c’entra tutto questo con lo #PsychoMonday?

Molto semplice: il razzismo rappresenta un fenomeno di enorme interesse per la psicologia sociale moderna e credo che chiunque, nel proprio piccolo, possa (e debba) fare qualcosa per tentare di porvi un freno.

Quindi, visto che l’unica cosa che so fare nella vita (più o meno) è studiare e riportare quello che ho imparato, perché non illustrarvi i principali stereotipi che riguardano africani e afroamericani, così da evitarli e non usarli più, magari?

Quando incontriamo qualcosa di nuovo è normale lasciarci guidare da quel poco che sappiamo, che abbiamo sentito dire o che ci è sembrato di vedere da qualche parte, che magari ci sembra “protettivo” e utile  nei nostri confronti. 

Tuttavia più che spesso ci troviamo ad essere un po’ rigidi nelle nostre convinzioni, anche quando sono superflue o basate su fatti storici ormai lontanissimi dalla realtà che ci circonda… E dunque errate!

Vi propongo qui alcuni stereotipi in particolare nei confronti delle persone di colore e vi propongo la loro origine storica, così da cercare di capire insieme da dove provengano.

Lo Zio Tom

Harriet Beecher Stowe è stata una delle prime attiviste del movimento abolizionista: quando nel 1852 il suo romanzo “La Capanna dello Zio Tom” venne pubblicato, sicuramente non aveva intenzioni dannose, anzi.

La storia che Stowe racconta rappresenta un potente grido contro la schiavitù, lanciato attraverso l’emblematica figura di Zio Tom, portatore di valori cristiani quali bontà e non violenza.
E martirio.

Tutto molto commovente, se non fosse che la figura di Zio Tom – docile, ingenua e sottomessa – lascia trasparire l’idea che tutte le persone di etnia africana o afroamericana siano dei bonari ed innocenti “teneroni”: il colore della pelle non influenza in alcun modo significativo l’aggressività, non più di tantissime altre caratteristiche genetiche, magari più difficili da scorgere ad una prima occhiata.

Affermare che: “tutti gli afroamericani sono cuccioloni!” alla lunga è tanto nocivo quanto dire: “tutti gli afroamericani sono criminali!”, perché li si disumanizza e categorizza, privandoli dell’identità personale, diritto fondamentale di ogni essere umano.

Razzismo Scientifico

Allacciate le cinture di sicurezza e buttate via tutti i vostri libri di biologia.

Lo sapevate che gli africani si trovano in uno stadio evolutivo intermedio fra i caucasici e gli scimpanzè?
No?
Beh, continuate a non saperlo, perché non è vero.

A partire dai primi anni del milleseicento fino ad arrivare al Secondo Dopoguerra, fior fiore di scienziati si sono dilettati nel dimostrare che il cervello delle persone dalla pelle scura fosse meno sviluppato rispetto a quello delle persone con la pelle chiara  e, conseguentemente, fossero meno intelligenti.

Illustrazione tratta da “Indigenous races of the earth” (“Delle razze indigene della terra”, 1857), i cui autori Josiah Clark Nott e George Robins Gliddon implicavano che gli africani si trovassero ad uno stadio evolutivo intermedio posizionato tra i caucasici e lo scimpanzé.
[Da Wikipedia, pubblico dominio]

Non è difficile, quindi, capire come mai certi stigmi siano arrivati fino ad oggi, se ancora una settantina di anni fa per le persone era normale credere che il cervello “bianco” fosse quello maggiormente sviluppato.

Probabilmente queste “teorie scientifiche”, completamente prive di fondamento, hanno portato all’accettazione e quindi normalizzazione di comportamenti come la blackface, stile di trucco teatrale nato nel diciannovesimo secolo in cui la faccia viene truccata in maniera non realistica e volutamente denigratoria, in una sorta di rappresentazione di una persona africana.

Anguria e pollo fritto

Durante lo schiavismo, questi cibi erano considerati “indesiderabili”, perché dati agli schiavi come avanzi, un po’ come si fa con gli animali.

Pensate che tutto questo nella cultura americana sia “caduto in disuso”? Ma assolutamente no!
Chiedetelo pure a questa ragazza, che dopo essere stata espulsa dall’universo scolastico (praticamente) ha forse intuito che fare un TikTok razzista in cui elencava le qualità degli afroamericani (ma non era così gentile negli epiteti) non fosse un bel gesto.

Il luogo comune di anguria e pollo fritto è molto simile a quello delle piantagioni di cotone, dato che la maggior parte degli schiavi negli Stati del Sud veniva sfruttata in questi luoghi di lavoro.

Praticamente come dirmi che posso solo stare in un campo di grano, visto che i miei nonni erano poverissimi contadini.

Senza papà

Torniamo ancora una volta ai tempi della schiavitù: la quasi totalità dei bambini afroamericani non aveva un padre, come mai?
Perché i maschi adulti sani venivano impiegati nei lavori delle piantagioni o in altri campi, molto spesso allontanati dalle proprie famiglie.

Tutti criminali

Questo stereotipo risale agli anni ‘70/’80 e continuiamo a portarcelo appresso, ritenendo africani e afroamericani spacciatori e tossicodipendenti, ladri, assassini o violenti, senzatetto.

In realtà questa percezione è da intendersi come completamente distorta, creata da determinate tipologie di film o pesanti influenze politiche.

Gli importanti flussi migratori che hanno interessato tutto il mondo occidentale da quegli anni in poi hanno sicuramente causato un importante sconvolgimento. Una sorta di “scossa di assestamento” fra culture e persone differenti, ma affermare che un’intera popolazione sia formata da criminali e malintenzionati è fuorviante e sbagliato.


Le conclusioni non sono il mio forte, ma se alla fine di questa lettura vi sentite solamente arrabbiati e avete voglia di spiegarmi perché ho sbagliato tutto e Christoph Meiners avesse ragione, fate un bel respiro e ascoltatemi bene: se non siete violenti criminali – nel caso, andate a costituirvi – ma “semplici” incazzati sociali, sappiate che le vostre insicurezze e la vostra paura non passeranno chiamando “scimmia” o “mangiabanane” qualcuno il cui colore della pelle è diverso dal vostro, ma renderanno tutto peggiore.

Molto peggiore.

Non vi giudico “dall’alto dei miei studi”, ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi hanno insegnato ad essere civile, ma il mio retroterra culturale è imbarazzante e ho ancora tanto da migliorare.
Ma il bello è che si può farlo assieme.
Tutti quanti.

Tilde

Per chi volesse saperne di più sulla questione Star/Dawson consiglio la visione dei seguenti video, in lingua inglese, nonché i canali Youtube delle due persone interessate:

  • qui quello riguardante Jeffree Star;
  • qui quello riguardante Shane Dawson.

Per chi volesse approfondire a livello scientifico il perché le razze umane non esistono:

  • qui un articolo “base” di Focus;
  • qui un articolo inglese che spiega il lavoro del Professor Templeton per dimostrare la non esistenza delle razze umane;
  • qui l’articolo del Professor Templeton;
  • qui un articolo inglese che spiega il preoccupante “ritorno” del razzismo scientifico.

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