Inside blood: Piastrine (R)Evolution

Esiste un campo della biologia che comprende lo studio dell’evoluzione degli organismi viventi: si tratta della Biologia Evolutiva, materia in cui qualsiasi esperto di ogni singolo settore delle scienze naturali può concorrere a formarne la teoria: ornitologi (studiosi degli uccelli), microbiologi, persino i paleontologi, attraverso lo studio dei fossili, hanno contribuito ad arricchirne le conoscenze.

Scoprire i segreti dell’evoluzione di un organismo è affascinante per tanti motivi; potremmo, ad esempio, costruire dei modelli computerizzati per scoprire la morfologia di un singolo individuo, un po’ sull’esempio di FaceApp (che vi ha mostrato il vostro possibile volto da ottantenni -e immagazzinato quelle immagini in server di Paesi con scarse leggi sulla privacy) ma più preciso, o del suo stato di salute in divenire e, a livello più generale, l’opportunità di conoscere il percorso evolutivo dell’uomo del futuro e, perché no, di altre specie viventi.

Ogni singola cellula, ogni singola molecola studiata è in grado di spiegare molto dell’evoluzione degli organismi viventi, anche nel modo più curioso e insospettabile.

Un recentissimo studio ha mostrato come le piastrine, una delle componenti corpuscolate del sangue e responsabile del processo di coagulazione (senza le quali, quindi, non saremmo in grado di cicatrizzare le ferite e moriremmo dissanguati!) si siano evolute nei mammiferi molto tardivamente a partire da un animale simile ad un ornitorinco, ma progenitore anche dell’echidna. Si tratta, in entrambi i casi, di due animali ovipari (vale a dire che depongono le uova) appartenenti all’ordine dei Monotremi, un gruppo di mammiferi ancora molto simili ai loro antenati primitivi. Questa caratteristica si sarebbe, quindi, tramandata come tratto fondamentale anche per lo sviluppo della placenta, che ha poi originato i più moderni mammiferi.

La placenta è un organo ‘temporaneo’ che si forma durante la gravidanza dei mammiferi; si tratta di una sorta di membrana specializzata in cui avvengono gli scambi di nutrimenti e ossigeno tra madre e feto, attraverso un apposito sistema di vasi sanguigni. 

Relazioni filogenetiche di mammiferi e rettili 
[John F. Martin and Günter P. Wagner, The Royal Society Publishing]

Ok, calma. 

Adesso ve la spiego.

Rita Levi Montalcini ha splendidamente espresso il concetto di filogenetica definendola come “il processo evolutivo degli organismi vegetali e animali dalla loro comparsa sulla Terra a oggi”.

Si tratta, in sostanza, di un grande albero genealogico che comprende tutti gli esseri viventi e che aiuta a spiegarne l’origine e le relazioni di ‘parentela’.

Come vedete dall’immagine, ad un certo punto del loro percorso evolutivo (stimata in circa 300 milioni di anni fa), rettili e mammiferi hanno preso due “strade” differenti e solo questi ultimi hanno iniziato a sviluppare all’interno del proprio corpo le piastrine (i megacariociti sono i loro precursori, ossia da dove si originano). In seguito c’è stata un’ulteriore divisione, tra Monotremi – appena descritti – ed altri mammiferi caratterizzati invece da viviparità, la capacità cioè di dare alla luce dei figli già sviluppati.

E’ questa la caratteristica di due infraclassi di mammiferi, i Metatheria (termine scientifico che comprende i marsupiali) e gli Eutheria, il cui nome significa “vere bestie” e che comprende anche l’uomo. Un appellativo tutto sommato meritato!

Come vedete nel grafico, prerogativa della nostra infraclasse è lo sviluppo della placenta emocoriale: più sviluppata rispetto a quella dei marsupiali, è caratterizzata dal fatto che l’epitelio coriale (cioè il tessuto del corion, membrana che si forma a partire dal feto) viene irrorato direttamente dai vasi sanguigni materni.

Quindi, il compito fondamentale delle piastrine nel parto dei mammiferi si può spiegare nella loro funzione emostatica, cioè la capacità di arrestare il sanguinamento che, come è noto, si verifica abbondantemente nel corso del parto.

A questo punto una domanda sorge spontanea: se le piastrine si sono originate nei mammiferi a partire da un animale simile ad un ornitorinco e sono state così utili per l’evoluzione della loro gravidanza, perché i suoi discendenti oggi depongono ancora le uova, non formano la placenta e non partoriscono quindi con dolore come tutti gli altri?

“Perchè noi non abbiamo mangiato nessun frutto del peccato”
[nytimes.com, “Taking the Pulse of the ‘Near Threatened’ Platypus Is a Tricky Task”, Douglas Gimesy]
[immagine di pen_ash, Pixabay]

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Davide 
Laurea triennale in Scienze della Comunicazione, Tecniche di Laboratorio biomedico e laurea magistrale in Biotecnologie Mediche. Percorso di studi contorto, persona semplice. Mi appassiona tutto ciò che siamo e che facciamo.

Fonti:

  1. https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rsbl.2019.0374;
  2. https://www.sciencedaily.com/releases/2019/07/190710171422.htm;
  3. https://www.upi.com/Science_News/2019/07/10/Platelet-cells-of-ancient-proto-platypus-paved-way-for-human-pregnancy/2831562760257/;
  4. https://www.nytimes.com/2017/07/28/science/taking-the-pulse-of-the-near-threatened-platypus-is-a-tricky-task.html

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