Green Chemistry: il verde sta bene su tutto?

Con il giusto crescente interesse nei confronti del nostro pianeta e del cambiamento climatico, anche diverse branche del mondo scientifico stanno cercando di diventare “più ecologiche”. È sicuramente una cosa buona e giusta, ma oggi vorrei farvi riflettere su una cosa: usare dogmaticamente metodi e sostanze ecologiche è sempre la cosa più corretta da fare per il nostro pianeta?

[per gentile concessione dell’autrice, da Canva]

Vorrei parlarvi della Green Chemistry (tradotto in italiano, “Chimica Verde”). No, non si tratta della chimica del giardinaggio o cose affini, è semplicemente un campo della chimica ad impronta ecologica, ovvero che si occupa di indirizzare anche questo settore verso la sostenibilità ambientale.

Come si traduce questo dal punto di vista pratico? Sostanzialmente, come per molti altri campi, cambiando le cattive abitudini che ci hanno portato dove siamo ora, ad esempio:

  1. cercando di eliminare l’usa e getta: molti ricercatori lavorano su reazioni che utilizzano quelli che in gergo si chiamano “catalizzatori”, ovvero composti in grado di rigenerarsi alla fine della reazione e di poter essere riutilizzati. Diciamo che è il “modo chimico” per riutilizzare una cosa più volte;
  2. provando a diminuire le quantità delle sostanze utilizzate, evitando quindi gli sprechi;
  3. cercando di sostituire composti altamente inquinanti a favore di altri più ecologici: un po’ come quando si evita di usare un detersivo aggressivo in favore di uno più ecosostenibile;

Molte altre cose complicate e noiose che vi risparmio, per l’odierna riflessione è più che sufficiente quello scritto sopra.

[Per gentile concessione dell’autrice, da Canva]

Sul punto 3 vorrei aprire una parentesi e farvi riflettere.

In chimica ogni volta che si fa una reazione si usa un solvente, ovvero un liquido in cui sono disciolte le nostre molecole che devono reagire. Spesso questi sono solventi organici, un gruppo di solventi liquidi non acquosi (non si mischiano quindi in acqua, un po’ come l’olio), e spesso sono inquinanti e tossici.

È facile quindi capire perché la Green Chemistry si sia orientata verso un loro minor utilizzo, e, in alcuni casi, la completa eliminazione. Tuttavia, le reazioni dovremo pur farle in un altro liquido! La soluzione proposta dalla Chimica Verde è di usare l’acqua come solvente.

L’acqua non inquina, no? Non è nemmeno tossica! Perfetto.

Quindi recentemente molti ricercatori si sono fiondati nella riproduzione di vecchie reazioni, abitualmente fatte in solventi organici, cercando di ottenere gli stessi risultati e le stesse “performance” in acqua (e alcuni risultati non sono per niente male!)

Allora, quale potrebbe essere il problema? Eh… L’acqua è un bene prezioso. Fin da piccoli siamo stati educati a preservarla, a trattarla come un tesoro. Non bisogna consumarla inutilmente (chiudete i rubinetti quando vi lavate i denti!!) e soprattutto non bisogna inquinarla. 

[di bella67, da Pixabay]

Il motivo per cui i chimici fino ad ora non hanno usato l’acqua, bensì i solventi organici (che costano, tra l’altro, pure di più), è perché gran parte delle molecole che utilizzano non si sciolgono bene in acqua e, se lo fanno, ne possono servire grandi quantità, mentre usando un solvente organico ne basterebbe molto meno.

Inoltre, la decontaminazione dell’acqua in seguito a queste reazioni non è semplice, mentre potrebbe essere più veloce ripurificare un solvente organico e riutilizzarlo più volte.
Questo è il classico esempio in cui un materiale ecologico non è la scelta più giusta. Quando si cerca di essere ecologici bisogna pensare a 360°: non bisogna solo ragionare su ciò che sto usando, se sia tossico o meno, ma anche a come lo utilizzo, a dove va a finire una volta esausto e a quanto ne sto consumando.
Spesso una cosa “nata tossica” potrebbe essere meno nociva per l’ambiente rispetto ad una “nata sana” usata in modo completamente sbagliato.
Siate green, ma con la testa!

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Kelly Bugatti
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e attualmente dottoranda in Sintesi Organica. La sua miopia non le impedisce di vedere la chimica che si nasconde dentro ogni cosa, soprattutto negli alimenti; spesso parla ininterrottamente delle sue passioni, come se gli interlocutori fossero altrettanto interessati.
Fonti:

  • Gábor Náray-Szabóa e László T. Mika, Conservative evolution and industrial metabolism in Green Chemistry, Green Chem., 2018, 2171-2191;
  • Marc-Olivier Simona e Chao-Jun Li, Green chemistry oriented organic synthesis in water, Chem. Soc. Rev., 2012, 41, 1415-1427;
  • https://www.organic-chemistry.org/topics/green-chemistry.shtm.

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