Desideri fuori controllo: società, aspettative e fallimenti
[di Johnhain, da Pixabay]

…L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante…“[C. Pavese – morto suicida all’età di 42 anni]

Tempo fa abbiamo parlato di Durkheim e dei suoi studi circa le relazioni e le problematiche che possono insorgere tra individui e società, se si vive in un contesto lavorativo o sociale carente di regole chiare.

L’insoddisfazione e la frustrazione che le persone si possono trovare ad affrontare, le sottopongono a sforzi non indifferenti, anche dal punto di vista psico emotivo.

Chiaramente, nella maggior parte dei casi, gli uomini possono contare sulla capacità di analizzare e comprendere la realtà che li circonda, ed escogitano soluzioni e adattamenti anche nelle situazioni più drammatiche.
Talvolta però, avviene qualcosa di terribile e alcuni individui decidono di togliersi la vita.

Per tutti coloro che vivono coi piedi ben ancorati alla realtà, il suicidio è qualcosa di abominevole e grottesco. Eppure, per i soggetti che arrivano a compiere questo atto estremo, la morte è la risoluzione “positiva o negativa” di una problematica.

Con negativa, per esempio, si fa riferimento al suicidio di una persona estremamente depressa e infelice; con positiva, si potrebbe intendere un padre che va incontro a morte certa per salvare il figlio che annaspa in un mare in tempesta.

A prescindere dalla natura e dalle motivazioni, Durkheim afferma che il suicidio è un fenomeno sociologico: le cause non risiedono solo all’interno dell’individuo, possono essere innestate o innescate anche da eventi sociali e dinamiche collettive.

Questo si può intuire nel momento stesso in cui si mette a confronto alcuni dati statistici sul numero di suicidi in Europa: nei periodi di crisi economica e politica, il tasso di suicidi diminuisce.

Per chi fosse interessato ad approfondire, lascio a piè articolo il link relativo ai dati statistici provvisori rilasciati dall’Istat relativi al 2015, e la rispettiva comparazione con gli altri dati del ventennio 1995-2015: è stata riscontrata una diminuzione del numero di suicidi totali (-14%), che nell’ambito colloca l’Italia tra i paesi europei più virtuosi, forse anche in relazione alla situazione socio politica che stiamo attraversando.

Come si spiega?

A tal proposito, il sociologo inizia a stilare una classificazione delle tipologie di suicidio, individuando, fondamentalmente, quattro macro gruppi.
Incominciamo dal suicidio egoistico: viene messo in atto da individui emarginati dalla società sotto ogni punto di vista, in relazione solo con sé stessi, individualisti, senza alcun obiettivo, né idea, né emozione in condivisione con gli altri.

Una società eterogenea, organizzata e fortemente integrata è fonte di forza e di supporto per ciascuno dei suoi membri: tagliarsi fuori da tutto questo significa in molti casi perdita di vitalità, di identità e talvolta sfocia, appunto, nel suicidio.

Vi è anche il suicidio altruistico, compiuto da soggetti che hanno annientato il proprio io e decidono di sacrificarsi per il bene di altri o per un bene superiore; questa tipologia è strettamente correlata al credo religioso o alla spiritualità.

A proposito di religione, è disarmante il confronto che Durkheim fa tra cattolicesimo e protestantesimo.

La prima è una religione di comunità, di condivisione; la seconda invece è molto più individualista, il fedele ha un dialogo diretto con Dio ma, soprattutto, è padrone delle sue azioni e ne risponde direttamente e totalmente: questa grande assunzione di responsabilità incide sulle aspettative dell’individuo e spiega (almeno in parte) il motivo per cui il numero di suicidi è più alto nei paesi protestanti.

Tornando al focus del nostro articolo, rimangono da esaminare le ultime due tipologie: il suicidio fatalistico e quello anomico.
Il suicidio fatalistico si verifica essenzialmente in contesti sociali drasticamente repressivi, come i regimi dittatoriali o le carceri, dove alcuni individui preferiscono sottrarsi all’oppressione e all’assenza di libertà e prospettive future.

Il suicidio anomico, invece, è forse quello più strettamente legato alla società, perché connesso a confusione morale ed economica. 
Esso si insinua nello scarto tra desideri, aspettative individuali e possibilità concrete di realizzazione offerte dall’ambiente socio economico. Come accennato sopra, il tasso di incidenza nei periodi di recessione economica è più basso di quello registrato nelle fasi di crescita. Perché?

I soggetti in esame, fanno parte di coloro che fissano degli obiettivi troppo ambiziosi rispetto al loro contesto e alle reali possibilità di raggiungerli. 
Non possiedono (e forse non ne hanno mai disposto) norme morali e buon senso che consentano loro la formulazione di desideri alla loro portata; taluni, soggiogati e ammaliati dalle opportunità offerte dal mondo economico, rincorrono risultati sempre più alti, perdendo la capacità di apprezzare e godere ciò che già possiedono o che hanno appena realizzato. Tesi verso il futuro, assenti nel presente.

Le considerazioni di Durkheim sono essenziali per impostare società che riducano al minimo le possibilità che si verifichino morti così tristi e scellerate.

Nei nostri prossimi appuntamenti, proveremo a scoprire come tradurre nel concreto queste “misure di contenimento” del fenomeno.

Bisogna anche dire, però, che le considerazioni del sociologo non tengono adeguatamente conto di quanto possa incidere la depressione nei casi di suicidio: è una patologia estremamente determinante e visceralmente correlata a quanto di più tragico e definitivo possa accadere ad un essere umano ed è anche uno dei mali più subdoli dei nostri tempi: si camuffa di sorrisi, si nasconde nel tran tran quotidiano, è imprevedibile.

Leggete la citazione in testa all’articolo: avreste mai pensato potesse appartenere ad un depresso suicida?

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Doriana Donno Dopo il corso di Laurea in Letteratura e Filosofia nel 2011 a Milano, Doriana approda con la famiglia in terra elvetica, dove veste i panni di una segretaria super organizzata in una piccola azienda di informatica, ma pratica quotidianamente la filosofia per passione e vocazione. Nutre un profondo interesse per ogni aspetto della vita, in particolare si dedica ad uno studio continuo dei temi antropologici e sociologici.

Fonti:

  • Émile Durkheim, Il suicidio. Studio di sociologia, Edizioni BUR;
  • A.R. Calabrò, Oggetto e metodo della sociologia. Parlano i classici, Editore Liguori;
  • https://www.istat.it/it/archivio/203366

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