“Ah, lavori con le erbe?! “

Ciao Marta, grazie per essere con noi! Possiamo definirti esperta in erboristeria perchè hai studiando Scienze Farmaceutiche Applicate con curriculum di Tecniche Erboristiche. Quando si parla di “botanica”, “erboristeria” o “fisiologia vegetale” si incappa nelle più grandi castronerie scientifiche possibili, cosa ti senti di dire riguardo?

Non posso che trovarmi pienamente d’accordo.
L’Erboristeria è un’Arte tradizionale, in fin dei conti è la “nonna” della Farmacia e della Medicina.
Sin dall’antichità quindi troviamo al fianco di rimedi consolidati con metodi puramente empirici anche rituali, superstizioni e preparazioni che sembrano più magiche che medicinali: le donne che erano definite “streghe” non erano altro che erboriste, o meglio, “medichesse”!
Farsi una tisana, ad esempio, non è altro che un rituale: scaldare l’acqua, prendere la tazza preferita ed infine scegliere proprio quelle erbe che sappiamo che faranno bene al corpo, ma anche al cuore. Non sto parlando unicamente delle formulazioni estemporanee, fatte su misura a seconda della persona e dei suoi bisogni, ma anche banalmente del tè di frutta che ci prepariamo in inverno dopo essere tornati da fuori al freddo.  É quello che Ildegarda di Bingen chiamava “olismo”, quindi l’occuparsi dell’intera persona, fatta di corpo e mente, non solo di riparare il “guasto della macchina”.
Tutta questa bella storiella mi serve come premessa per arrivare ad osservare il mondo di oggi, in cui troviamo contrapposte due grandi forze: la necessità di verificare che un rimedio faccia effettivamente bene (e quindi il lungo
iter di sperimentazione che segue, ad esempio, un farmaco prima di essere messo in commercio) e l’uso tradizionale.
Dal momento che di tradizioni ce ne sono tante quanti sono i singoli paesi del mondo (e non sto parlando di Nazioni), capita spessissimo di venire in contatto con Farmacopee, quindi disposizioni tecnico/amministrative completamente diverse dalla nostra con richieste che, a primo ascolto, sembrano assurde.
Secondo me sarebbe meraviglioso fare analisi e sperimentazioni su tutte le piante di uso tradizionale, un po’ per vedere come sfruttare al meglio il loro potenziale, ma anche per fare una sorta di “controllo incrociato” con i testi e le tradizioni tramandate dei nostri predecessori, avere riferimenti saldi, e soprattutto evitare le castronerie scientifiche che mi nomini. Ricorderò per sempre la telefonata di un cliente, affetto da diabete di tipo 2 da diversi anni, che voleva convincermi a dirgli che avrebbe potuto curarsi con solo un po’ di radice di zenzero, perché: “ho letto da internet degli articoli che dicono che abbassa la glicemia”.
Nell’era di Internet e dell’informazione accessibile a tutti, c’è una confusione che fa spavento. Alla base di tanti articoli che vedo sui blog, ma anche giornali nazionali che trattano di naturale, vedo che magari c’è anche qualche approfondimento fatto a modo. Se però a chi non è del settore vai a dire che “lo zenzero ha proprietà ipoglicemizzante”, che è vero, è ovvio che da una base di pigrizia – perché non penso che il signore si sia preso la briga di controllare le fonti, i tipi di estratto e i dosaggi a cui lo zenzero effettivamente abbassa la glicemia, altrimenti forse avrebbe chiamato qualcun altro – con un pizzico di complottismo e di sfiducia nel settore farmaceutico, possa fiorire il genio di chi non ha voglia di andare dal diabetologo e di prendersi la sua unità di insulina come tutti gli altri. 

Il logo del blog di Marta, visitabile su www.hedoneia.it
[per gentile concessione di Marta]

Molto spesso si fa confusione fra “omeopatia” ed “erboristeria”: ci racconti la differenza? 

Fin troppo spesso, mi viene da dire.
L’omeopatia è una pratica di medicina alternativa nata all’inizio dell’Ottocento, in Germania, da Samuel Hanemann. Il principio che sta alla base di tutto è che “il simile cura il simile”, quindi il fatto che una malattia si possa curare con una sostanza che, nella persona sana, sia in grado di provocare la stessa malattia. Dalla sostanza in questione viene realizzato un estratto e da quella che un chimico analitico chiamerebbe “soluzione Stock”, vengono effettuate anche diverse centinaia di cicli di diluizione e dinamizzazione (agitazione). A seconda del tipo di diluizione che si decide di adottare, ad ogni ciclo viene prelevata una parte di estratto e viene inserita in 99 parti di acqua ottenendo una diluizione 1:100 (il numero di diluizioni è seguito da “CH”) o in 9 parti nel caso di una diluizione 1:10 (indicata con “D”) e agitata (dinamizzata). Da qui il secondo pilastro su cui si basa l’omeopatia, secondo cui più una soluzione è diluita, più agirebbe “in profondità”, visto che l’acqua, venendo in contatto con la sostanza estratta, manterrebbe una memoria di quest’incontro, di cui esplicherebbe le proprietà salutistiche. Questa soluzione viene poi generalmente spruzzata su grani di zucchero (lattosio o saccarosio e lattosio).
Tutto molto bello, se non fosse per il fatto che quasi nello stesso periodo, un certo Amedeo Avogadro, facendo alcuni esperimenti sul comportamento dei gas, ha rotto le uova nel paniere al nostro Hanemann, arrivando a formulare il principio che porta il suo nome, secondo cui “volumi uguali di gas diversi nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione contengono lo stesso numero di molecole”. Questo ha portato alla definizione del concetto di mole, cioè “la quantità di sostanza di un sistema che contiene un numero di particelle pari al numero degli atomi presenti in 12 grammi di carbonio 12”. Questo numero è pari a 6,02214179 · 1023, ed è detto proprio numero di Avogadro.

Tornando al nostro rimedio omeopatico, nel momento in cui faccio una diluizione 1:100 12 volte di fila, vuol dire che sto diluendo la parte prelevata inizialmente 10012 volte, quindi 1024 volte. Questo vuol dire che dell’estratto iniziale mi rimane chimicamente meno di un atomo o di una molecola. Dal momento che gli atomi sono indivisibili, vuol dire che l’atomo c’è, o, più credibilmente, non c’è proprio! Se poi teniamo conto del fatto che questa soluzione vien poi spruzzata su dei granuli di zucchero e fatta asciugare, vediamo che della soluzione iniziale non ci rimane proprio niente!

Tutt’altra storia quando parliamo di fitoterapia: in questo caso la materia prima di partenza sono sempre e solo piante, che contengono all’interno una serie di molecole, dette fitocomplesso. il fatto di avere questa varietà di composti è la differenza principale con il farmaco, che di molecola ne contiene generalmente una sola. Quello che viene usato per formulare un fitoterapico è un estratto della pianta, fatto con il solvente più adatto ad estrarre le molecole di nostro interesse. Qui le molecole ci sono, eccome! Anzi, alcuni estratti sono addirittura detti titolati, cioè che contengono la o le molecole che si ritiene abbiano il maggiore effetto biologico a una quantità ben precisa. 

… E soprattutto: ci racconti perché con le erbe non si scherza quando si parla di interazioni con i farmaci?

Proprio per il fatto che le molecole contenute nelle piante hanno un effetto biologico, bisogna stare molto attenti a scegliere un integratore se si stanno prendendo farmaci.
Ultimamente molte formulazioni si trovano disponibili anche sugli scaffali del supermercato: questo secondo me passa un messaggio abbastanza rischioso, cioè che si tratta di sostanze innocue, assolutamente prive di alcun rischio.
Banalmente, se una persona che segue una terapia per la pressione alta prende un integratore che ha lo stesso scopo, ad esempio a base di olivo e biancospino, l’effetto del farmaco andrà a sommarsi a quello dell’integratore, provocando un abbassamento eccessivo della pressione. Ci sono però anche delle interazioni che non sono così intuitive se non si sa anche solo un minimo come funziona il nostro organismo. L’esempio più famoso è senz’altro l’iperico, che interagisce con il sistema di detossificazione del fegato e va ad alterare l’effetto e la permanenza di molti farmaci nel nostro corpo.
Tra questi i principali sono pillola anticoncezionale, psicofarmaci, immunosoppressori, antivirali, sidenafil e diversi farmaci usati in ambito cardiologico… Vi pare poco?
Un altro esempio è il ginkgo, che è ottimo per migliorare la memoria e la circolazione a livello cerebrale, ma inibisce l’attivazione delle piastrine, quindi è assolutamente da evitare in caso di terapia anticoagulante per rischio di emorragie interne. Sono tante piccole cose che rendono necessario il parere di uno specialista preparato, con una laurea e degli studi specifici alle spalle, che sia in grado di consigliare l’integratore giusto per ogni occasione. La potenzialità di collaborazione con le terapie ufficiali è strabiliante, e mi emoziono sempre quando incrocio persone con ricette di medici illuminati che propongono anche fitoterapici, invece di lanciarsi subito in terapie farmacologiche, a volte anche impegnative.

Hai messo assieme tanta esperienza nel tuo lavoro di erborista: qualche momento in particolare che ti va di raccontarti che ti ha colpito particolarmente?

Non sarà mai abbastanza! Questo è un settore in continua evoluzione, visto che finalmente le piante officinali sono sempre più oggetto di studi interessantissimi.
Quello che mi colpisce sempre è che, nonostante una persona si impegni per studiare e per capire come trattare al meglio questa materia così affascinante, alla fine l’erborista sia sempre visto più come un commerciante, che come uno specialista.
Vuoi che certe leggi abbiano permesso anche alla signora Pina, che fino a ieri faceva la sfoglia, di affittare un locale e scrivere a belle lettere “Erboristeria” come insegna, vuoi che, per colpa di certi soggetti, la categoria ha un alone quasi stregonesco o new age, vuoi che molti, quando dico che faccio l’erborista, non hanno la minima idea di che mestiere sia. In ogni caso, ci sarà sempre una fetta di persone che, nonostante il debunking fatto sui più svariati “ho letto su internet che…”, rimarrà saldamente attaccata a idee del calibro di “per dimagrire non servono integratori, ma procinetici come il Peridon” (che è un antiemetico, ma fa lo stesso), “la curcuma fa dimagrire” e altre amenità.
Ricordo con tenerezza una signora che era venuta in negozio a vantarsi di aver trovato un kit di integratori miracolosi su internet, per cui le bastava farsi qualche frullato con i preparati, prendere le loro pastiglie di vitamine e concentrati di verdura, e sarebbe magicamente dimagrita pur mangiando cornetti alla crema e lasagne. Nel negozio in cui lavoravo allora avevamo la bilancia all’ingresso. Un mesetto dopo ho riconosciuto la stessa signora che veniva a pesarsi e non si capacitava del fatto di aver preso ben 3kg!
Ognuno di questi episodi, più o meno tragici, mi spinge ogni giorno a studiare e a cercare di offrire sempre la miglior consulenza possibile, oltre a lasciare un discreto albo di storielle divertenti.

Che progetti hai per il futuro? Pensi di riuscire ad “instillare” la tua passione per il mondo vegetale in un ambito che non sia solamente legato a quello del lavoro?

Al momento i miei obiettivi più succosi sono finire la Laurea Magistrale in Biologia della Salute e fare l’Esame di Stato per poter diventare anche nutrizionista e dedicarmi alla divulgazione erboristica.
Da meno di un anno ho aperto il mio blog, in cui cerco di trattare gli argomenti che mi trovo ad affrontare più frequentemente in negozio con approccio scientifico.
Lo sfrutto anche come occasione per approfondire argomenti che possono sembrare comuni, come lo stress o la caduta stagionale dei capelli… Parto dalle richieste più frequenti, da quello che so dai miei studi e da quello che ho appreso nelle mie esperienze lavorative e metto tutto in discussione.
Faccio ricerche su PubMed, spulcio libri e vedo effettivamente di tutte le informazioni che ho a mia disposizione, quali sono quelle corrette da divulgare. Oltre ad essere molto divertente è anche molto utile per il mio lavoro di tutti i giorni. La tradizione mi piace, le bufale per niente! Mi vengono chieste troppe cose strane e vedo troppi articoli che descrivono proprietà miracolose di certe erbe a puro fine commerciale. Sarà una piccola goccina in un oceano di fake news, ma cerco di fare del mio meglio!

Grazie Marta per averci dedicato un po’ del tuo tempo! Ti auguriamo il meglio!

Grazie a voi per questa meravigliosa occasione!

Tilde & Marta Alberghini

Lascia un commento

Chiudi il menu