A volte ritornano (e pure più forti di prima)

Ore 7:00, suona la sveglia.

Ora mi alzo. Faccio colazione. Ah! Devo ricordarmi di prendere la Paroxetina… Anzi, sai una cosa? Oggi non la prendo. Magari nemmeno domani. Alla fine, è da un po’ che sto bene! Ma sì dai, smetto… Poi prendere troppi farmaci fa pure male.

Ore 7.00 di qualche giorno dopo, suona la sveglia.

Sì, mi alzo. Mi alzo e vado al lavoro. Che poi ho miliardi di cose da fare, accidenti, e ho solo 8 ore per farle! Se poi no riesco a finire?! Dai faccio qualche straordinario. Sì, ma poi mi stanco e domani non rendo, faccio il lavoro male e il capo mi sgrida. Magari mi licenzia pure! Non posso stare senza lavoro! Devo pagare l’affitto! Aiuto. Che ansia. Non riesco a respirare. Caspita. Non ce la farò mai!

[di TeroVesalainen, da Pixabay]

Anche una scelta presa alla leggera come quella di interrompere una terapia farmacologica può comportare delle conseguenze piuttosto pesanti. Oggi voglio parlarvi appunto di questo, in particolare dell’effetto rebound, ovvero il “fenomeno di rimbalzo”.

Alcuni farmaci (come vedremo in seguito) hanno una terapia che non deve MAI essere interrotta bruscamente e senza aver prima consultato il medico.

Per quale motivo? Perché potrebbe succedere quello che è descritto nella scenetta sopra. Questi medicinali danno il cosiddetto effetto rebound: quando si interrompe bruscamente la terapia, causano il ritorno dei sintomi della malattia in maniera esasperata.

Come mai si verifica questo effetto rimbalzo? In realtà questo fenomeno è la dimostrazione di quanto il nostro organismo sia intelligente. Per spiegarlo prendo come esempio la Paroxetina, un farmaco utilizzato per la cura di stati d’ansia e depressione, classificato come inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (ovvero, ne blocca la rimozione).
La serotonina è un neurotrasmettitore implicato nella regolazione dell’umore: scarsi livelli di serotonina nel sistema nervoso centrale possono causare depressione emotiva.

La Paroxetina blocca il recettore responsabile della sua “rimozione” dal sistema nervoso centrale, aumentandone quindi indirettamente i livelli e potenziandone l’attività. Diciamo che è un po’ come il tappo che mettiamo al lavandino per accumulare acqua.

Cosa fa il nostro corpo quando si è in terapia con la Paroxetina? Beh, si accorge che qualcosa non va. La serotonina deve essere recuperata ed eliminata, come mai invece questo non sta succedendo?

Per ovviare al problema, induce la produzione di altri recettori per la ricaptazione della serotonina, per far tornare tutto alla normalità. Questo, oltre a rendere la scelta della dose di Paroxetina per la terapia complicata, è quello che causa l’effetto rebound.

[Schema di come si manifesta l’effetto rebound. Immagine dell’autrice]

Interrompendo bruscamente l’assunzione di Paroxetina, tutti i recettori che prima erano “bloccati” da questo farmaco diventano immediatamente disponibili e la serotonina non ci pensa due volte ad occuparli tutti!

Quindi, in brevissimo tempo, i livelli di serotonina nel sistema nervoso si abbassano molto più di quelli che si avevano in origine. Ecco quindi spiegato perché si prova in modo esasperato il sintomo di partenza (e anche molti altri effetti collaterali più complicati).

Questo effetto rebound si manifesta con diverse classi di farmaci, tra cui gli antidepressivi, antipsicotici, ansiolitici e decongestionanti.

Ciò non significa che la terapia con questi medicinali debba essere eterna! 

Il problema si risolve con una diminuzione graduale piuttosto che con una brusca interruzione. Semplicemente, interrompere la terapia non è una scelta che deve fare il paziente da solo, ma deve essere assolutamente presa insieme al proprio medico, che stabilirà come diminuire progressivamente la dose.

È normale sentirsi “bene” quando si è in cura con dei farmaci come la Paroxetina, appunto perché funzionano. Il sentirsi bene non deve essere la vostra scusa per interrompere la terapia ma, casomai, per parlare col vostro medico, che cercherà sicuramente di aiutarvi in tutti i modi! 

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Kelly Bugatti Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e attualmente dottoranda in Sintesi Organica. La sua miopia non le impedisce di vedere la chimica che si nasconde dentro ogni cosa, soprattutto negli alimenti; spesso parla ininterrottamente delle sue passioni, come se gli interlocutori fossero altrettanto interessati. 

Fonti:

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